Trama e ambientazione

Varian Wrynn:Il sangue dei nostri padri

di E. Daniel Arey


"Maestà, vi porgo le mie scuse!", disse il Barone facendo un inchino. "Stavamo solo avendo una vivace discussione con lo stimato capo di Theramore."

Varian avanzò verso il Barone, fermandosi a un palmo dal suo naso. Il Re gli parlò lentamente, il suo ringhio chiaramente udibile.

"Quando non eri altro che un marmocchio nel fetido antro della tua famiglia, già guidavo le armate di Roccavento al trionfo!". Varian lanciò occhiate di fuoco in tutta la stanza, sfidando chiunque a sostenere il suo sguardo. "Vi ho condotti attraverso il mare fino alle regioni gelide di Nordania e agli empi abissi di Sepulcra, una vittoria dopo l'altra! Eppure, molti di voi ancora sono dubbiosi."

I dignitari si rigiravano irrequieti, ma nessuno osò aprire bocca. Jaina era furiosa con se stessa. È così che impedisci al Re di mostrare le zanne?

Varian osservò i volti dei presenti. "Allora perché siete qui, oggi? Per farmi perdere tempo? Per costringermi ad ascoltare le vostre insignificanti lamentele sui miei sforzi per proteggere questo mondo? Per proteggere VOI?!?"

Gli rispose il silenzio.

Le fiamme del Lupo Spettrale divampavano nei suoi occhi. Un bagliore ambrato che poteva squarciare il velo della notte e scacciare le ombre.

"Oppure siete venuti a vedere Lo'Gosh di persona? Per ammirare da vicino colui che ama la guerra tanto quanto la amano i suoi nemici?"

Molti iniziarono ad avvicinarsi lentamente all'uscita, ma Varian non aveva ancora finito.

"Secondo alcuni non sarei migliore di coloro che combattiamo! Dicono che sono un mostro! Be'... se è vero allora sono il mostro di cui avete bisogno! Solo io sono abbastanza feroce da incutere timore nel cuore stesso delle tenebre! Sono l'unico ad avere il coraggio di fare tutto ciò che è necessario per proteggere l'umanità dall'abisso!"

Terminata la diatriba, Varian si guardò intorno e scorse il volto familiare di Anduin, che lo fissava dal fondo della sala del trono. Suo figlio era arrivato mentre il Re lanciava la sua invettiva. Dall'espressione inorridita sul volto del Principe, era chiaro che nulla era cambiato da quando se n'era andato in seguito al loro litigio.

Gli occhi di Anduin erano colmi di paura e sconcerto. Varian ebbe un tuffo al cuore. Sono diventato un estraneo agli occhi di mio figlio? Tentò di addolcire la propria espressione, ma sentiva la rabbia bruciargli ancora dentro. Anduin indietreggiò lentamente, poi si voltò e uscì dalla sala. Mentre Varian lo guardava allontanarsi, la rabbia fuoriusciva da lui come acqua da una diga incrinata, lasciando solo un gran vuoto. Il Re si sedette sul suo trono e fece un gesto stanco per indicare a tutti i presenti di andarsene.

Gli astanti, frastornati, iniziarono lentamente a uscire, spaventati dal futuro e dal capo della razza umana. Rimasero solo Jaina e l'Arcivescovo che guardavano Varian con circospezione. Senza rendersene conto, il Re frugò nella sua tunica e toccò il monile d'argento nella tasca. La fredda superficie di metallo leniva il fervore che ancora gli faceva ribollire il sangue. Varian sapeva che nessuno avrebbe capito ciò che lui doveva fare... e chi doveva essere. Nessuno lo capiva... e nessuno ci sarebbe mai riuscito.

* * *

Sotto gli occhi di Jaina e Benedictus, Varian percorse numerose volte la sala avanti e indietro come un animale in gabbia. Continuava a rigirare fra le dita il medaglione d'argento mentre la catena luminosa sferzava l'aria con la stessa furia che consumava il Re. Jaina e Benedictus erano in piedi vicini a lui, inermi, cercando un modo per placare la tempesta.

"Vostra Altezza, vedrete che prima o poi il Principe capirà!", disse Benedictus. "Ha un'anima illuminata!". L'Arcivescovo guardò Jaina in cerca di sostegno, ma prima che lei potesse dire qualcosa, Varian rispose seccato.

"Non avrei mai dovuto lasciarlo andare via! Anduin ha degli obblighi verso il suo popolo, non verso i Draenei."

"È ancora giovane...", disse Jaina. "Anduin sta ancora cercando di capire chi è veramente e qual è la sua strada."

Varian si fermò e la guardò. "Te lo dico io chi è veramente, Jaina! È l'erede al trono di Roccavento e ormai è quasi un uomo! Alla sua età sapevo già tirare di spada ed ero pronto ad affrontare in battaglia i nemici dell'Alleanza!"

Jaina sussultò allo scatto d'ira del Re. "Varian, un uomo si misura solo dall'età in cui inizia a uccidere?", chiese tentando di rispondere allo sguardo di fuoco del sovrano. "Non capisci che Anduin ha scelto una via differente?"

Varian fece una pausa riflettendo. "Ho... accettato le scelte di Anduin, ma temo che gli manchi la forza necessaria per governare. Questi sono tempi pericolosi. L'avete detto anche voi, Arcivescovo."

"È vero che il mondo si trova sull'orlo del baratro.", disse l'Arcivescovo forgiando le parole con i gesti della mano. "Ma la Luce indica una via diversa a ognuno di noi e i suoi fini sono imperscrutabili."

"Niente sermoni, Benedictus! A differenza della vostra chiesa, il mondo non perdona. Il compito di un regnante prevede molti pericoli: basta un passo falso e la gente muore!"

Benedictus si fece avanti e posò la mano sulla spalla del Re. "Soprattutto nel Giorno della Rimembranza, so che vi sentite responsabile di molte cose. Specialmente per ciò che abbiamo perduto...". Continuò in modo cauto. "Per ciò che voi avete perduto."

In balia dei pensieri e delle preoccupazioni, il Re toccò il medaglione d'argento. "Se Anduin non è pronto, se è debole, allora...". Varian rimase immobile, tentando di scacciare il pensiero dalla sua mente.

Jaina intervenne per tentare di alleggerire la tensione. "Varian, Anduin possiede una forza diversa da offrire a questo mondo. Ha scelto il sacerdozio a ragion veduta: è un Guaritore ed è in sintonia con la Luce."

Varian annuì. "Hai ragione, Jaina. Anduin non è mai stato... come me.". Sospirando, il Re crollò a sedere sul trono.

"Come avete detto prima, mio sire...", disse Benedictus, "I tempi sono cambiati ed è evidente che anche noi dobbiamo adattarci. L'era in cui l'unico modo per sopravvivere era agire come Lothar, forse sta giungendo al termine. Il mondo sembra anelare a qualcosa di nuovo."